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Farm to Fork

“Farm to Fork”: la strategia Europea per l’agroalimentare. Cos’è e come funzionerà.

di Alessandro Scassellati Sforzolini, Scuola Ambulante di Agricoltura

A fine maggio la Commissione Europea ha presentato la strategia “Farm to Fork” per il settore agroalimentare. Per capire che cos’è e come funzionerà abbiamo parlato con Francesco Sottile, professore di biodiversità e qualità delle colture agrarie all’Università di Palermo e membro del Comitato Esecutivo di Slow Food Italia.

A fine maggio la Commissione Europea ha pubblicato l’attesa strategia “Farm to Fork” (https://ec.europa.eu/food/sites/food/files/safety/docs/f2f_action-plan_2020_strategy-info_en.pdf), come parte importante, insieme al tema della tutela della biodiversità, dell’European Green Deal, l’ambiziosa proposta legislativa in tema di ambiente a cui ha lavorato la nuova Commissione, insediata nello scorso dicembre e in carica per i prossimi 5 anni.

La crisi del coronavirus ha dimostrato quanto siamo tutti vulnerabili e quanto sia importante ristabilire l’equilibrio tra attività umana e natura – ha dichiarato il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Frans Timmermans, responsabile dell’attuazione degli obiettivi del Green Deal –. I cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità sono un chiaro e attuale pericolo per l’umanità. Al centro del Green Deal le strategie di biodiversità e Farm to Fork puntano a un nuovo e migliore equilibrio tra natura, sistemi alimentari e biodiversità; proteggere la salute e il benessere dei nostri cittadini e allo stesso tempo aumentare la competitività e la resilienza dell’UE. Queste strategie sono una parte cruciale della grande transizione che stiamo intraprendendo”.

La “Farm to Fork” è stata studiata per trasformare il sistema alimentare europeo, rendendo più sostenibile sotto diversi aspetti e riducendo il suo impatto sui Paesi terzi. Le reazioni alla strategia sono state generalmente positive, soprattutto per gli ambiziosi obiettivi che si pone e per l’approccio globale che la caratterizza. La strategia “Farm to Fork” tocca molti aspetti della filiera, dall’agricoltura fino al modo in cui vengono etichettati gli alimenti.

È la prima volta che l’Unione Europea cerca di progettare una politica alimentare che proponga misure e obiettivi che coinvolgono l’intera filiera alimentare, dalla produzione al consumo, passando naturalmente per la distribuzione” – ha affermato il Prof. Sottile –. “L’obiettivo di fondo è rendere i sistemi alimentari europei più sostenibili di quanto lo siano oggi. Ogni Stato membro dell’UE dovrà seguirla, adottando norme a livello nazionale che consentano di contribuire a raggiungere gli obiettivi stabiliti dell’UE. I Paesi membri godranno di eventuali misure di sostegno aggiuntive nel corso dell’implementazione della strategia”.

Quali sono gli obiettivi principali della strategia?

Secondo il Prof. Sottile la strategia “Farm to Fork” rappresenta “il tentativo dell’Unione Europea di buttare il cuore oltre l’ostacolo e lanciarsi nell’avventura del cambiamento dell’agricoltura nella logica della sostenibilità”. Prevede una riduzione del 50% dell’utilizzo dei fitofarmaci/pesticidi e del 20% dei fertilizzanti, entro il 2030. Un taglio del 50% dei consumi di antibiotici per gli allevamenti e l’acquacoltura. Un aumento del 25% delle superfici coltivate a biologico. Arrivare al 30% delle aree rurali e marine europee protette. Trasformare il 10% delle superfici agricole in aree ad alta biodiversità. Un’ulteriore estensione dell’etichetta d’origine e dei valori nutritivi degli alimenti.

Questi sono alcuni dei principali obiettivi della strategia sulla sostenibilità presentata a fine maggio dalla Commissione Europea, con due comunicazioni su Biodiversità e “Farm to Fork” che definiscono il ruolo dell’agroalimentare nell’ambito del Green Deal europeo e che dovranno essere integrati e declinati nella politica agricola comune (PAC).

La Politica Agricola Comune (PAC)

La PAC è una delle politiche più vecchie dell’Unione Europea. È stata lanciata nel 1962, dopo anni di difficoltà e di crisi alimentari, con l’obiettivo di aumentare la produzione agricola, garantire la sicurezza alimentare, assicurare una qualità della vita dignitosa agli agricoltori e stabilizzare i mercati mantenendo prezzi ragionevoli per i consumatori.

Oggi, la PAC pesa per quasi il 40% dell’intero bilancio dell’UE e viene messa a punto dalla Commissione Europea. Ogni sette anni viene rinnovata: la nuova versione entrerà in vigore nel 2021 e dovrà far fronte alle sfide che oramai si sono palesate di fronte a noi, cioè rispettare i target di sostenibilità, salvaguardare la biodiversità e proteggere l’ambiente.

Se da un lato questa politica ha contribuito a ridurre la dipendenza dell’Europa dalle importazioni e ad accrescere l’importanza dell’UE sui mercati internazionali, grazie a un approccio orientato all’esportazione, dall’altro ha creato una situazione di sovrapproduzione, cioè di eccesso di offerta, e ha favorito l’agricoltura e gli allevamenti intensivi gestiti da grandi aziende.

La prossima riforma della PAC sarà particolarmente importante: la Commissione Europea ha infatti fissato alcuni obiettivi generali, ma ogni Stato potrà adattare la politica al contesto nazionale mettendo a punto singoli Piani Strategici Nazionali. In ogni caso la Commissione avrà la responsabilità di verificare che tali piani siano sufficientemente ambiziosi da consentire di centrare gli obiettivi generali dell’UE.

Così com’è oggi, secondo il Prof. Sottile, “il sistema alimentare non è sostenibile e non può soddisfare i bisogni di cittadini e ambiente”. Il timore è che l’attuale revisione della PAC sia destinata a continuare a sostenere l’agricoltura intensiva, che è una delle principali cause della perdita di biodiversità e del cambiamento climatico. Un terzo delle emissioni di gas serra proviene dalla produzione agricola industriale; le Nazioni Unite, in un rapporto (https://ipbes.net/news/Media-Release-Global-Assessment) pubblicato di recente, parlano di perdita di biodiversità globale a livelli “senza precedenti e in accelerazione”. Da questo punto di vista, sarebbe necessaria una profonda riforma delal PAC che:

  • ponga un freno alla perdita di un’agricoltura su piccola scala basata sulla comunità e garantisca condizioni di lavoro dignitose agli agricoltori e ai braccianti;
  • interrompa l’erogazione di aiuti economici assegnati in base all’estensione dei terreni (il cosiddetto pagamento per ettaro);
  • affronti seriamente la crisi climatica, contribuisca a ripristinare la fertilità del suolo e la biodiversità, protegga l’acqua, riduca la dipendenza energetica e chimica e promuova il benessere degli animali;
  • dia priorità alla produzione stagionale, locale ed equa.

La strategia “Farm to Fork” è vincolante? Come si farà a raggiungere gli obiettivi della strategia?

La strategia non è vincolante di per sé. Tuttavia i Paesi membri, nel momento in cui implementeranno norme e leggi o quando dovranno allinearsi a politiche comunitarie già esistenti (come la Politica Agricola Comune), saranno vincolati a rispettare gli obiettivi stabiliti dalla Commissione. D’altra parte, la strategia “Farm to Fork” prevede un finanziamento di 20 miliardi l’anno tra fondi UE, nazionali e privati. Le comunicazioni, che aprono la strada anche all’utilizzo delle nuove biotecnologie in campo, non sono vincolanti, ma indicano le linee guida per futuri atti legislativi da concordare con Consiglio e Parlamento europeo.

Secondo il Prof. Sottile, per centrare gli obiettivi della strategia occorrono certamente investimenti in ricerca e innovazione, ma non solo. C’è bisogno di migliorare i servizi di consulenza, bisogna formare nuovi tecnici, occorre saper gestire ed elaborare dati, servono nuove competenze ed è fondamentale saper condividere la conoscenza.

Occorrono misure forti e concrete che garantiscano di poter raggiungere gli obiettiivi Sarà fondamentale agire sulla conoscenza, investire in formazione e rivedere il meccanismo di sostegno economico per consentire a tutti gli attori del sistema alimentare di essere più sostenibili. Pensiamo ad esempio alla necessità di trovare soluzioni alternative ai pesticidi chimici, o al modo con cui bisognerà rispettare le norme in materia di etichettatura”.

Per questa ragione, la strategia include proposte di modifica delle politiche attualmente in vigore: ad esempio la revisione della Direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi e del regolamento sul benessere degli animali. Inoltre, i nuovi obiettivi stabiliti dalla strategia dovranno trovare un corrispettivo anche nella Politica Agricola Comune e nei piani strategici nazionali che sono attualmente in fase di sviluppo in ogni Paese. Entro il 2023 la Commissione presenterà una proposta legislativa che delinei un quadro di riferimento in materia di sistemi alimentari sostenibili: tale proposta contribuirà a rendere più simili tra loro le singole politiche nazionali, garantendo coesione a livello dell’UE.

Quale sarà l’impatto della strategia sull’agricoltura europea e sul cibo che consumiamo?

Dal punto di vista della produzione, la strategia “Farm to Fork” si pone l’obiettivo di guidare la transizione dell’agricoltura verso pratiche più sostenibili. Si punta a ridurre l’uso di pesticidi chimici e fertilizzanti e a introdurre pratiche rispettose dell’ambiente. Inoltre, l’intera filiera alimentare sarà più trasparente. I consumatori avranno a disposizione maggiori informazioni sugli aspetti nutrizionali e sull’origine degli alimenti, grazie a una migliore etichettatura.

La strategia propone alcune misure per facilitare l’accesso al cibo sano e sostenibile, sia dal punto di vista economico sia da quello fisico. Le istituzioni pubbliche, come le scuole e gli ospedali, dovranno rispettare standard più rigorosi in materia di appalti pubblici per la fornitura dei pasti. Anche le aziende dovranno adottare misure per ridurre il proprio impatto ambientale e rivedere l’offerta di alimenti seguendo le linee guida per una dieta sana e sostenibile.

In che modo questa strategia sosterrà gli agricoltori e i pescatori dell’UE?

Da un lato, la strategia “Farm to Fork” mira a premiare gli agricoltori, i pescatori e gli altri soggetti attivi lungo la filiera alimentare che hanno già cominciato la transizione verso pratiche sostenibili. Dall’altro, intende facilitare lo stesso percorso i soggetti che ancora non l’hanno intrapresa, creando opportunità favorevoli per le loro imprese.

La PAC e la Politica Comune della Pesca (PCP) rimarranno gli strumenti chiave per sostenere questa transizione, che ha il duplice obiettivo di rendere sostenibili i sistemi alimentari e assicurare condizioni di vita dignitose agli agricoltori, ai pescatori e alle loro famiglie.

Tuttavia, secondo il Prof. Sottile, la strategia “Farm to Fork” rappresenta “una visione politica e non ancora un piano programmatico”. Al momento non sono chiari quali sono concretamente i passi che i produttori dovranno compiere per ottenere il supporto dell’Unione Europea. Rimane vago anche il modo in cui ogni categoria stabilirà gli obiettivi di sostenibilità e incerti sono gli strumenti pratici che permetteranno la transizione.

La strategia può essere cambiata e migliorata?

La strategia è un piano decennale. I suoi risultati dipenderanno dal modo in cui verranno messe in pratica le linee guida stabilite dalla Commissione e da quali saranno le modifiche alle politiche già in vigore. I punti cardine della strategia rimarranno probabilmente invariati, ma la società civile avrà il compito di seguire da vicino gli sviluppi della strategia “Farm to Fork”, offrendo il proprio contributo alle riforme che verranno via via discusse.

Ruralopoli è un progetto finalizzato a costruire una Comunità che Supporta l’Agricoltura (C.S.A.) collegata alla comunità locale, al territorio e al consumo di cibo sostenibile.
Il territorio su cui opera Ruralopoli è Brescia, con la sua area metropolitana e periurbana.

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