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Diete sostenibili

Per sfamare 260 persone servono 121 ettari. Questo è la stima ottenuta dalla simulazione con il modello di Giordano Stella durante il video trasmesso sulla pagina Fb di Ruralopoli:

Stella aveva quantificato il terreno necessario per l’autosufficienza alimentare annuale di una popolazione, a partire da una dieta media. Il modello di Stella può essere applicato a casi come quello di Cascina Ospitale per simulare degli scenari e provare a capire come impostarne le future attività e conti economici (come nel caso del grano duro). L’ipotesi di partenza (tutta da verificare), era appunto una popolazione di 260 persone con dieta onnivora.

Il modello di Stella è stato sviluppato considerando 4 tipologie di dieta (onnivora, onnivora senza pesce, vegetariana e vegana), i fabbisogni energetici per fasce di sesso, età, livello di attività fisica e le principali produzioni zootecniche, restituendo il fabbisogno necessario per ogni coltura. Le quattro diete1 considerate che seguono le indicazioni di CREA e INRAN2, prendono in considerazione i fabbisogni giornalieri di nutrienti ed energia. Stella ha quindi convertito i fabbisogni della popolazione, espressi per classe alimentare e quindi cereali, frutta, verdura, carne ecc. in ettari di prodotto necessari, coltivati con metodi biologici, per l’autosufficienza alimentare della popolazione.

Pianificare l’autosufficienza alimentare di una popolazione significa pianificare le produzioni in funzione delle necessità dei fruitori. Questo approccio si integra anche con il modello di tipo “foodshed” o areale del cibo, in cui è possibile verificare l’impronta ecologica degli alimenti, che permette quindi di valutarne anche la sostenibilità per il territorio.

Prendere in considerazione le diete di chi insiste su un determinato territorio permette di fare anche delle considerazioni sulla sostenibilità: il cibo che consumiamo ha un impatto sull’ambiente e questo varia considerevolmente tra le varie diete. Profili dietetici a base di prodotti vegetali hanno un impatto ambientale inferiore in termini di emissione di gas serra, di utilizzo di terreno agricolo e di consumo d’acqua rispetto a profili con prodotti di origine animale. Infatti il passaggio a diete con un maggiore contenuto vegetale è proposto dall’IPCC come strumento di mitigazione dei cambiamenti climatici.

La mitigazione potenziale ottenuta da cambiamenti nelle diete potrebbe arrivare a 8 GtCO2eq/anno entro il 2050.

Utilizzare le diete dei consumatori per verificare la sostenibilità di un territorio è un approccio già esplorato da altri ricercatori. Peters nel 2016 suggeriva che valutare la capacità portante (persone nutrite per ettaro) è fondamentale per conoscere la produttività del territorio e nella sua ricerca produce delle stime per 10 possibili scenari di diete3. Questo studio è anche interessante in quanto differenzia tra le diete le necessità di terreno agricolo e da pascolo, che hanno ovviamente caratteristiche diverse: le diete con più elevato contenuto di proteine animali utilizzavano tutto il terreno disponibile sia agricolo che pascolo, quelle con minore contenuto di proteine animali o vegane ne utilizzavano in quantità sempre minori.

La produzione di cibo quindi può essere considerata come solo uno dei possibili Servizi Ecosistemici territoriali e una prevalenza di regime vegetariano o vegano permette di utilizzare il territorio in altro modo4.

Tra l’altro, lo studio dell’impatto sia dei profili dietetici che dei metodi di produzione (convenzionali o biologici) ha evidenziato come all’interno dello stesso profilo dietetico, i metodi di produzione convenzionali hanno un impatto ambientale maggiore di quelli biologici5 .

Cascina Ospitale, come ci è stato ricordato nel video, però ha solo un’estensione di 27 ettari, per cui bisognerà ragionare su queste quantità, cercare di conoscere le tipologie di dieta dei possibili fruitori e capire come gestirle.

1.  CREA. Linee guida per una sana alimentazione. (2018).

2.  SINU. LARN – Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana. IV Revisione. (2014).

3.  Christian J. Peters , Jamie Picardy, Amelia F. Darrouzet-Nardi, Jennifer L. Wilkins, Timothy S. Griffin, G. W. F. Carrying capacity of U.S. agricultural land: Ten diet scenarios. Elem. Sci. Anthr. (2016). doi:10.12952/journal.elementa.000116

4.  Cardoso, A. S., Domingos, T., de Magalhães, M. R., de Melo-Abreu, J. & Palma, J. Mapping the Lisbon Potential Foodshed in Ribatejo e Oeste: A Suitability and Yield Model for Assessing the Potential for Localized Food Production. Sustainability 9, 2003 (2017).

5.  Baroni, L., Cenci, L., Tettamanti, M. & Berati, M. Evaluating the environmental impact of various dietary patterns combined with different food production systems. Eur. J. Clin. Nutr. 61, 279–286 (2007).

Alessandra Iero

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