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La ricetta del presidente di Slow Food: “Sarà dura ma Brescia saprà dare il meglio”

Sovranità alimentare: termine curioso. Ce lo spiega?

«Non si può pensare che il cibo lo produca uno solo per tutti. Abbiamo rubato spazio alla terra, bisognerà riprenderselo per mettere in moto un’economia primaria al servizio delle comunità locali. C’è stato negli ultimi anni un ritorno alla campagna da parte dei giovani e mi auguro ci siano incentivi per aumentare il numero di chi fa questa scelta di vita, utile al Paese. Così vorrei si capisse sempre di più che la stagionalità e la prossimità di un prodotto non è una nostra fissazione ma semplicemente risponde a una logica di consumo sano, economico, vantaggioso per tutti. È quello che ripeteva e faceva il caro Vittorio (ndr, Fusari), che Slow Food ha nominato Benemerito della Gastronomia».

In un articolo su La Stampa si è auspicato il ritorno delle botteghe?

«Qualcuno mi darà del matto. Ma io dico che bisogna fare uno sforzo di fantasia. Penso a una versione moderna di questi luoghi, gestiti da giovani. Con l’accesso a Internet e tutta una serie di servizi o dove magari si può ritirare la pensione. Ci vogliono nuove idee, mai come in questo momento»

Quelle che avete appena letto è una minima parte dell’interessantissima intervista che Carlin Petrini, il presidente di Slow Food, ha rilasciato al Corriere della Sera edizione di Brescia che vi invitiamo assolutamente a leggere nella sua completezza.

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