Categorie
Uncategorized

Creare valore nell’azienda agricola: dalle commodity ai prodotti-servizi

Un numero sempre crescente di aziende agricole sta cercando di internalizzare parti di filiera, ossia di passare dalla sola produzione di “beni indifferenziati” alla successiva produzione di prodotti “distintivi”.

Uno dei passaggi fondamentali che rientra nella strategia delle aziende agricole che vogliono di ri-connettere le produzioni locali ai territori di appartenenza interessa l’internalizzare funzioni della filiera. L’obiettivo di diversificare (aggiungendo funzioni) le attività caratteristiche dell’azienda agricola, si correla alle nuove domande che i consumatori rivolgono all’agricoltura ed alla salubrità dei prodotti agricoli. Tale strategia comporta una riallocazione dei fattori produttivi, obbliga gli imprenditori a prendere importanti decisioni per rendere competitiva e vitale l’impresa. Si tratta di incorporare valore aggiunto nelle produzioni agricole. La costruzione di valore economico non viene più limitata e circoscritta alla produzione  di “commodity” ma deriva della capacità dell’azienda di produrre anche significati, esperienze e servizi. Per accrescere il valore aggiunto aziendale si può intervenire con una strategia variabile che comprenda la trasformazione, il confezionamento, la vendita diretta, la creazione di un marchio.

I piccoli laboratori di trasformazione per i prodotti agricoli sono sempre esistiti nelle aziende agricole, anche se in molti casi nascosti all’interno delle mura domestiche. In queste realtà, la variabilità in termini di tecniche di produzione unitamente all’artigianalità e all’attenzione rivolta alla qualità delle materie prime, si traducono in prodotti finiti ad elevata specificità in termini nutrizionali, sensoriali, estetiche, funzionali.

Trasformare i prodotti in azienda è un ottimo modo per migliorare il reddito e valorizzare i prodotti agricoli. Così come, nel caso di alcuni prodotti che prevedano investimenti fuori scala rispetto alle caratteristiche economiche, organizzative e gestionali dell’azienda agricola, si può decidere di utilizzare imprese e laboratori di trasformazione. E’ il caso della pasta, dell’olio extravergine d’oliva, e di una vasta gamma di prodotti agricoli. Qui, l’esternalizzazione di una o più fasi del ciclo produttivo oltre a dimostrarsi più vantaggiosa dal punto di vista economico, produce risultati migliori in termini di qualità dei prodotti finiti. Infatti, come spesso succede, le funzioni di trasformazione sono complesse e richiedono capacità gestionali, competenze professionali e investimenti specifici che non sempre sono alla portata delle piccole imprese che operano in agricoltura. E’ per questa ragione che in questo settore – soprattutto nella fase agricola e nel segmento di imprese di minori dimensioni tra quelle di trasformazione – sono relativamente diffuse strategie collettive di valorizzazione della qualità, anche molto divergenti tra di loro.

Una prima risposta può essere quella di creare un laboratorio polifunzionale utilizzato in consociazione, condivisione, e collaborazione tra più agricoltori. Si crea una rete, si scambiano saperi e conoscenze, si creano comunità di pratiche attive, empatia tra le persone, si risparmia, e si ammortizzano prima le spese di investimento. Esperienze di questo tipo ne esistono tante e con modalità diverse . Ne citiamo due inserite nella filiera del grano: Floriddia a Peccioli (PI), un’altra realtà che ci piace citare è quella di Mulinum in Calabria, ma dobbiamo dire che di esperienze simili è ricca tutta l’Italia.

Rispondi