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Meccanizzazione agricola a tutela del suolo a Cascina Ospitale

La Meccanizzazione agricola è stata una dei grandi e decisivi fattori che ha permesso di passare dall’agricoltura rurale tipica dell’800 e dominata dalla forza animale e umana, all’agricoltura convenzionale alimentata da input energetici provenienti dai combustibili fossili, dai fitofarmaci, e dal miglioramento genetico delle varietà. A partire da questo “blocco” di fattori ed elementi produttivi si è poi sviluppata l’agricoltura verde, che ha introdotto nel tempo pratiche agronomiche e tecniche agricole che via via sono diventate sempre più insostenibili dal punto di vista dei costi economici, ambientali, sociali e territoriali. A partire dagli anni ’80, intorno ai movimenti di ritorno alla terra, e all’ispessimento di conoscenze tecnico – scientifiche (come il Biologico, la permacultura) sono nati dei nuovi modelli agricoli che si occupano di limitare l’impronta ecologica preservando il suolo, la sua fertilità, la sua ricchezza microbica. Si sono per questa via affermate pratiche agronomiche che utilizzano macchinari agricoli a basso impatto. In questo contesto la meccanizzazione agricola si è via via adattata ai nuovi concetti dell’agricoltura sostenibile proponendo tecnologie che, nel rispetto delle produzioni ottenibili, hanno un impatto limitato sull’ambiente.

Le tecniche a basso impatto ambientale interessano tutte le fasi del ciclo produttivo in agricoltura: dal passaggio delle macchine agricole sugli appezzamenti, alla gestione dei residui colturali che diventano risorse all’interno di percorsi di economia circolare.

Sperimentazioni e specifici test di campo hanno permesso di definire le metriche per le lavorazioni dei suoli a basso impatto ambientale. In particolare si è cercato di verificare e approfondire tecnologie in grado di:

  • gestire il terreno senza inversione degli strati;
  • ottimizzare la fase della preparazione del letto di semina cercando di ridurne l’intensità e la profondità;
  • ridurre il compattamento per ottenere una porosità stabile nel tempo;
  • ridurre i fenomeni di lisciviazione in falda, in particolare per quanto riguarda i nitrati;
  • contenere l’erosione superficiale.

Nel caso specifico, a Cascina Ospitale, si è deciso di adottare lavorazioni del terreno, macchine e attrezzature agricole in grado di creare un substrato ottimale per le colture e nel contempo di realizzare condizioni che inibiscono i fenomeni erosivi ed inquinanti, oltre a permettere un razionale utilizzo delle risorse idriche naturali (apporti di falda, precipitazioni). Questo insieme di attività definiscono alcune delle lavorazioni conservative dei suoli. La qualità delle colture e quindi di quello che mangiamo è strettamente legata alla qualità del suolo. Per Ruralopoli è un argomento centrale. Quest’anno per la preparazione del terreno abbiamo utilizzato un ripuntatore e queste sono le motivazioni di questa scelta: 

  • buona incorporazione del residuo colturale
  • decompattamento e aerazione del suolo
  • minore erosione e perdita di terreno
  • favorisce l’infiltrazione dell’acqua 
  • rottura della suola di lavorazione 
  • nessuna inversione degli strati
  • limitato consumo di gasolio
  • facilita lo sviluppo radicale

In particolare nelle pratiche agronomiche per la semina dei grani vernini si è deciso di utilizzare il dissodatore – ripuntatore che esegue dei tagli relativamente profondi in virtù dell’approfondimento degli organi lavoranti e dell’avanzamento del trattore. Il dissodatore è pertanto un attrezzo discissore che non altera, se non minimamente, la successione degli strati, in quanto non provoca rivoltamento del terreno lavorato, come ad esempio l’aratro, né rimescolamento, come ad esempio una zappatrice rotativa.

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