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Conti Colturali del Grano Duro

Un tema complesso e spinoso, quello dell’economia aziendale in agricoltura. Storicamente poco propenso a guardare ai “conti”, l’agricoltore italiano ha iniziato a confrontarsi con la contabilità, i bilanci, i piani di investimento, solo in tempi recenti, e più in termini di burocrazia e di modulistica che sono stati via via introdotti dall’Unione europea con la PAC piuttosto che come scelta strategica orientata alla governance della propria azienda. Certo, le dimensioni aziendali, i fatturati realizzati, e le necessità finanziarie a supporto dello sviluppo aziendale, stabiliscono le differenze “strutturali” tra aziende. Tuttavia l’assunzione di questi strumenti consente di analizzare i propri cicli economici, definire i fabbisogni finanziari, e pianificare i cicli produttivi nelle aziende agricole attraverso la costruzioni di scenari e simulazioni non solo agronomiche ma anche economiche. E’ questa la prospettiva con cui Ruralopoli ha pensato ad una serie di articoli brevi con la finalità di fornire un “vocabolario” di parole e concetti utili ad analizzare, comprendere e intervenire rispetto a ciò che viene svolto in azienda anche da un punto di vista economico – finanziario, così da comprendere la “profittabilità” di certe scelte colturali rispetto ad altre.

Siamo partiti assumendo il piano di settore cerealicolo di Marzo 2019 redatto e pubblicato da ISMEA come riferimento poichè ci permette di analizzare il conto colturale, e cioè i risultati di Bilancio relativi ad una determinata coltura, che in questo caso fa riferimento al grano duro prodotto in Italia. Va da sè che se il grano duro è l’unica produzione presente in azienda – e cioè abbiamo a che fare con aziende monocolturali – il conto colturale diviene anche il Bilancio aziendale, mentre diversamente sarà una voce che contribuirà a formare il Bilancio generale.

Reddito Operativo Coltivazione Grano Duro

Quello che qui interessa evidenziare è come si forma un Bilancio di coltura e quali sono le “voci” che concorrono a realizzarlo. Iniziamo con il dire che vi sono due parametri “strutturali” assunti per la realizzazione del conto colturale:

  • da una parte l’unità di misura Tonnellate / ettaro (t/ha) che determina la resa di quella coltura per ettaro;
  • dall’altra le voci relativi ai costi sostenuti per ottenere quella produzione di grano, espressi in euro/ettaro.

Come in ogni bilancio, vi sono indicatori che più di altri ci aiutano a capire come e perchè l’azienda agricola arriva a quel determinato risultato economico. Certamente la redditività per ettaro di quella coltura costituisce il parametro di riferimento intorno al quale partire nella definizione di un bilancio di coltura. Al contempo, come è facile intuire, se da una parte abbiamo la resa per ettaro (e successivamente il ricavato derivato dalla vendita del prodotto e/o di sue parti secondarie), dall’altra vanno computati i costi sostenuti (per ettaro) così che il cerchio si chiuda. A prima vista l’esercizio sembra facile: da una parte si mettono i ricavi e dall’altra i costi, e con questo determino alla fine del conteggio il Reddito Operativo Netto che mi informa in che misura l’impresa ha prodotto risultati economici in quell’anno e per quella determinata coltura.

Si, ma quali sono i ricavi e quali sono i costi? A formare i ricavi in un bilancio di coltura concorre non solo reddito derivato della vendita della granella, ma anche le risorse economiche prodotte dalla vendita di una produzione secondaria come la paglia. A cui aggiungere, se l’azienda ha ad esempio aderito ad un contratto di filiera, i benefici aggiuntivi che ne derivano, così come dai pagamenti diretti che sostegno l’agricoltura e le imprese agricole che vi operano. Sinteticamente i RICAVI, sono determinati da:

Ricavi produzione principale + Ricavi produzione secondaria + Pagamento diretto + Premio di filiera = Ricavi

Sul versante dei Costi la faccenda si fa più complicata, perchè le voci che li vanno a individuare e definire sono evidentemente più numerose, e possono riferirsi a spese non sostenute direttamente per la produzione di granella, come ad esempio una seminatrice che utilizzeremo per più anni, al trattore, e così via. I Costi di conseguenza si suddividono in Variabili e Fissi, e il loro utilizzo nella stesura del bilancio produrrà due parametri (che presenteremo successivamente) di riferimento fondamentali:

  • il Margine Lordo
  • il Reddito Operativo Lordo

I Costi Variabili molto dipendono dal tipo di coltivazione che l’azienda ha deciso di fare, se e quali materie prime comprare, se utilizzare terzisti in parte o totalmente rispetto a certe lavorazioni da realizzare, dai consumi energetici e dal supporto di manodopera sia aziendale che extraziendale.

I Costi variabili, cioè le spese associate alla produzione di granella i riferiscono a:

  • Carburanti,
  • Manodopera,
  • Acquisto Materie prime,
  • Altri costi variabili
  • Conto terzi.

I costi fissi, viceversa, sono indipendenti dalla coltivazione che l’azienda ha deciso di effettuare, e sono il risultato di spese sostenute per:

  • Ammortamenti,
  • Spese di manutenzione,
  • Oneri assicurativi,
  • Oneri finanziari,
  • Servizi amministrativi,
  • Spese per assistenza fiscale,
  • Certificazioni,
  • Quote associative,
  • Altri Costi fissi.

Se questo è il quadro di riferimento per la stesura di un Bilancio di prodotto, il primo indicatore di risultato è il Margine lordo, dato dalla differenza tra i Ricavi e la somma dei Costi variabili. Questo dato ci informa se un’azienda genera profitti, e in che misura, in rapporto ai costi variabili, e cioè ai costi diretti sostenuti per la produzione di granella. La rilevanza di questo dato consiste nella verifica della capacità dell’impresa agricola di produrre valore economico a fronte delle sole spese sostenute per la produzione. E’ un dato importante (forse il più importante) perché consente di vedere se l’azienda è in grado di generare ricchezza attraverso ciò che produce.

Margine Lordo = Ricavi – Costi variabili

L’ultimo indicatore di risultato del Bilancio di coltura è il Reddito Operativo, che sottrae al Margine Lordo i Costi fissi, e quindi ci informa se quella coltura è stata redditizia per l’azienda e in che misura. Questo dato si presenta in due versioni: “lordo”, cioè comprensivo dei ricavi determinati dal Pagamento diretto e dal premio di filiera, e “netto” cioè privo dei ricavi derivanti da questi contributi.

Reddito Operativo “totale”= Margine Lordo – Costi fissi

Reddito Operativo “netto”= Margine Lordo – Costi fissi – Pagamento diretto – Premio di filiera

Una volta definiti i parametri economico, è possibile individuare che cosa differenzia le 12 aziende agricole frumentiere analizzate nel Rapporto ISMEA?

Assumiamo il Reddito Operativo “lordo” come principale parametro di riferimento, perchè comprende anche gli eventuali contributi di cui l’azienda è stata beneficiaria per l’anno corrente. La tabella pone in evidenza valori tra loro molto distanti, a dire che la redditività di una cultura espressa in Euro/ettaro è il risultato di molti fattori, a partire dalle rese per ettaro, dalla presenza o meno di contratti di coltivazione, dalla geolocalizzazione dell’impresa, dall’utilizzo di servizi in conto terzi. Si parte dagli 85€/ha realizzati dell’azienda di Sociville (Siena) che risulta priva di contratto di coltivazione, per traguardare i 1992 €/ha dell’azienda agricola di Medicina (Bo) che presenta un contratto di coltivazione.

L‘azienda di Medicina, secondo quando emerso dall’indagine ISMEA – è leader in redditività: presenta un Reddito Operativo “totale” di 1992 euro/ha. Una leadership a tutto tondo dal momento che l’azienda è prima anche rispetto alla voce Ricavi e Margine Lordo: rispettivamente 2994 e 2254 €/ha. L’azienda, quindi, riesce a generare un Margine lordo così elevato non solo grazie ad una migliore remunerazione della granella prodotta, ma anche rispetto ai costi variabili (e cioè ai costi di coltivazione) che risultato pari a 740 €/ha.

La peggiore performance in termini di redditività di coltura è dell‘azienda di Sociville in provincia si Siena. Con un Reddito Operativo Netto addirittura negativo (- 274 Euro/ha). A concorrere al risultato aiutano senz’altro i non brillanti risultati in termini di ricavi, pari a 1886 euro/ha, ma è soprattutto l’incidenza dei costi variabili (1060 €/ha) e dei costi fissi (739 €/ha) – che risultano superiori a tutte le altre aziende del campione analizzato – a rendere controproducente la coltivazione del grano duro in questa azienda. Tra i Costi variabili incidono in maniera significativa sia l’acquisto di carburanti che la concimazione, mentre tra i Costi fissi grava il peso degli ammortamenti.

Guardando i valori relativi alla produzione per ettaro (Resa) della granella, si nota come l’azienda di Sociville (la maglia nera del campione) presenta un valore decisamente sotto la media, ma la produttività per ettaro meno significativa è quella ottenuta dall’azienda di Matera. Sul versante opposto, l’azienda di Medicina – l’azienda agricola più performante del campione osservato – non si colloca al primo posto anche per resa. Il primato di produzione per ettaro è dell’altra azienda dell’aerale bolognese che però opera senza contratto di coltivazione. La Resa per ettaro può variare sensibilmente in dipendenza di diversi fattori tra cui principalmente l’andamento climatico stagionale e la rotazione colturale effettuata. 

Vi proponiamo un altro caso da analizzare: i risultati economici di un’azienda agricola del comparto della produzione di graminacee, con un articolo il costo della produzione di orzo. Interessante è capire quali dati quell’articolo non aveva evidenziato, rispetto al ragionamento finora fatto, e su cosa dobbiamo centrare l’attenzione. Questo, rispetto a quello che abbiamo presentato sopra, non è evidentemente un Bilancio di Coltura dell’orzo dal momento che costi e ricavi sono espressi in valore assoluto e non riferiti nè agli ettari coltivati nè alle tonnellate prodotte. Inoltre l’utile, generato dalla differenza tra ricavi e costi, non considera i costi fissi.

Semina Orzo - Costi e Ricavi
Costi e Ricavi nel produrre Orzo

Ci sono costi (i Costi fissi) che l’azienda deve in ogni caso sostenere, magari non diretti per la semina del prodotto in questione, ma legati alla gestione dell’azienda stessa e della struttura, come per esempio gli ammortamenti o le spese di manutenzione, e che per forza andranno a incidere sul Reddito Operativo. Inoltre, riportare le voci “per ettaro”, come nella tabella del grano duro, ci consente di pensare sia alle scelte colturali che infrastrutturali della azienda riferendoci all’estensione del campo coltivato e li rende quindi confrontabili.

D’altra parte, per riprendere il Rapporto ISMEA, dal confronto tra le varie aziende emerge chiaramente che i Costi, sia fissi che variabili, sono anche molto diversi, e dipendono sia dalla gestione economica ed agronomica della coltura ma anche dalla gestione amministrativa dell’azienda. Quindi, ci sono scelte gestionali dell’azienda agricola che andranno ad influire sul Reddito aziendale.

Il Rapporto ISMEA, infine, segnala che le evidenti asimmetrie reddituali tra aziende sono il risultato dell’interazione di almeno 4 fattori:

  • caratteristiche pedoclimatiche
  • capacità e modalità di affrontare il mercato
  • la presenza o l’assenza di contributi comunitari e nazionali
  • le caratteristiche dell’organizzazione aziendale e la capacità di “governance” dell’impresa agricola presa nel suo insieme.

L’analisi si conclude affermando che in Italia: “si possono raggiungere elevati livelli qualitativi do frumento duro, e rispondenti alla domanda delle industrie agroalimentari di prima e di seconda trasformazione. Per il raggiungimento di questi livelli risulta necessario l’applicazione di tecniche agronomiche più “sofisticate” e investimenti maggiori. Tuttavia se la qualità del prodotto coltivato non viene poi garantita dalle fasi successive a partire dallo stoccaggio, il risultato è una spirale negativa per le aziende agricole di molti territori che a causa dei prezzi inadeguati spingono verso produzioni di bassa qualità. Altro elemento che concorre alla competitività aziendale è quello relativo alla voce “costi fissi”, che devono presentare caratteristiche di essenzialità e leggerezza con questo riferendoci, ad esempio, agli investimenti in parco macchine”.

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