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La produzione di bioenergia mitiga i cambiamenti climatici

La maggior parte delle proiezioni contenute nei modelli previsionali per contenere il riscaldamento climatico a livello di 2°C, include l’utilizzo della bioenergia e strumenti di riforestazione e afforestazione. Il materiale organico di origine animale e vegetale, non fossile, che viene utilizzato come combustibile per generare energia ad elevata compatibilità ambientale (bioenergia) è chiamato biomassa. L’ultimo rapporto IPCC discute anche l’uso della bioenergia come strumento di mitigazione e adattamento per gli ecosistemi terrestri.

Sorgo – Credits: K-State Research and Extension

L’utilizzo di biomasse per produrre calore, elettricità e combustili per il trasporto al posto di combustibili fossili può ridurre le emissioni di gas serra. Combinando queste tecnologie con sistemi di cattura e conservazione della CO2 (BECCS) può portare a ottenere un bilancio negativo delle emissioni.

Le colture bioenergetiche ricadono nelle tecnologie terrestri di rimozione della CO2 (CDR) e sono indicate tra le tecnologie di mitigazione dei cambiamenti climatici, associate a sistemi di cattura e stoccaggio di carbonio (BECCS). Nel 2013 secondo la WBA* le biomasse a livello globale hanno contribuito con 6~60EJ di energia primaria a livello globale (che rappresentano il 10% dell’energia).

Già il rapporto IPCC del 2011 on Renewable Energy Sources concludeva che entro il 2050 le biomasse potranno fornire 100-300 EJ di energia all’anno, con un utilizzo di 7 Mkm2 per la coltura delle biomasse.

In Italia nel 2019 secondo il periodico Qualenergia: “la generazione da fonti rinnovabili elettriche ammonta a 114,6 miliardi di chilowattora, a fronte di una domanda elettrica nazionale di 316,6 TWh”. All’interno di questa produzione energetica, la bioenergia rappresenta il 15,3% del totale, il 41% l’idroelettrico, il 21% il fotovoltaico, il 17% l’eolico e il 5% la geotermia.

Il rapporto IPCC riconosce che aumentare l’estensione e l’intensità della produzione di biomassa può provocare impatti negativi a causa dell’aumento dell’uso di fertilizzanti, dell’irrigazione o dell’utilizzo di monocolture: il degrado del terreno può risultare nell’esaurimento dei nutrienti, acidificazione e salinizzazione del terreno, in fenomeni di erosione e compattamento; tuttavia, la produzione di biomassa, se praticata in territori marginali, li può ripristinare. In particolare, incorporare colture bioenergetiche in produzioni agricole utilizzando approcci di gestione integrata può portare notevoli benefici: ad esempio l’uso di zone a Mischantus può aumentare il carbonio nel suolo e ridurre l’inquinamento delle acque; l’utilizzo di alberature a bassa rotazione può ridurre il livello dell’acqua in quelle aree affette da salinizzazione; inoltre il passaggio a cereali perenni può combinare la produzione di cibo con il sequestro del carbonio.

D’altra parte impianti a bioenergia possono essere integrati nelle attività agricole attuando l’idea di un’agricoltura anche in grado di riciclare e quindi di attuare una filiera di economia circolare.

*WBA, 2016: WBA Global Bioenergy Statistics 2016.

Alessandra Iero

Ruralopoli è un progetto finalizzato a costruire una comunità che supporta l’agricoltura (C.S.A.) collegata alla comunità locale, al territorio e al consumo di cibo sostenibile.
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