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Piantare alberi risolverà i cambiamenti climatici?

La riforestazione è una delle azioni di mitigazione dei cambiamenti climatici inclusa nell’ultimo rapporto dell’IPCC, a cui contribuirebbe con 0,4-5 Giga Tonnellate anno CO2 eq.

A fine gennaio il Presidente Trump ha annunciato che gli USA si uniranno all’iniziativa del World Economic Forum di piantare un trilione di alberi per combattere i cambiamenti climatici. Decisione che scaturisce da uno studio pubblicato mesi prima che proponeva questa come soluzione efficace.

Invece, questa presa di posizione da più parti è stata considerata come un pericoloso diversivo.

Già alcuni degli autori del rapporto IPCC avevano subito replicato sostenendo che i risultati dello studio citato non tenevano conto della dinamica del ciclo globale del carbonio, aggiungendo che le affermazioni riportate erano scientificamente non corrette e ingannevoli.

Fonte: IPCC Focal Point for Italy

Piantare nuove foreste può recuperare alcuni dei danni del passato ma anche un trilione di alberi non possono immagazzinare abbastanza carbonio per modificare l’andamento dei cambiamenti climatici.

I combustibili fossili ancora forniscono l’80% dell’energia mondiale, e costituiscono l’80% delle emissioni di gas serra (dati del V Rapporto di Valutazione dell’IPCC 2014). A prescindere dalle azioni di mitigazione e adattamento, è necessaria una drastica riduzione dei combustibili fossili. A prescindere dall’efficacia delle azioni di mitigazione, comunque la deforestazione, l’agricoltura e anche l’allevamento e le coltivazioni di riso arrivano solo al 20% delle emissioni.

Alcuni ricercatori sostengono che sia necessario spostare il fulcro del problema dal trattare i cambiamenti climatici come un problema di quantità globale di carbonio a un problema di inquinamento da carbonio. L’inquinamento di carbonio da combustibili fossili è la ragione principale dei cambiamenti climatici, ma la regolamentazione delle emissioni rimane la sfida più grande di sempre. Solo se si arriverà alle emissioni zero al 2050 si porrà fine alla crisi climatica, e questo richiede che l’energia pulita sia a basso costo, anche considerando che comunque l’energia da fonti fossili costa 5 trilioni di dollari US all’anno (con un trilione equivalente a mille miliardi).

Inoltre, piantare alberi deve essere fatto con cura, in quanto un maggiore numero di alberi non della specie corretta può portare a un consumo maggiore di acqua, cosa evidenziata anche nel Capitolo I del Rapporto IPCC su Cambiamenti Climatici e Territorio (BOX2). Uno studio recente che ha confrontato un area afforestata della Cina e un’area a prateria, ha evidenziato come l’area afforestata ha diminuito la disponibilità di acqua dolce nel Nord della Cina, in quanto queste piante crescono molto velocemente e con un’area fogliare estesa portando a una maggiore evapotraspirazione dalle foglie.

Anche le piante urbane sequestrano ovviamente CO2. Una ricerca dell’Istituto di Biometeorologia del CNR fornisce delle schede tecniche che evidenziano quali specie arboree e arbustive sono più appropriate nei diversi contesti urbani, non solo in relazione al sequestro di CO2, ma anche per la formazione potenziale di O3, l’assorbimento sia di inquinanti gassosi che di polveri.

Alessandra Iero

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