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Produzioni agricole, cibo e identità locale

Sebbene diverse per motivazioni, contesto, durata e modalità d’azione, molti dei progetti che ho seguito e che sto cercando di proporre, hanno in comune la stessa consapevolezza dell’insostenibilità dell’attuale economia e la voglia di creare una solida alternativa, una visione diversa basata “sulla scelta consapevole e precisa” di spostare “l’interesse dai beni alle persone” e di ripristinare “un giusto equilibrio tra città e vita rurale” .

Questi modelli, partendo da un’analisi critica al sistema, si propongono di ridisegnare l’economia per avvicinarla maggiormente al suo significato etimologico originario, “oikos”, ovvero casa e a quell’economia domestica ormai relegata ai ricordi delle abitudini dei nostri nonni. Infatti, i sistemi attuali si sono talmente allontanati dal senso originario da trasformarsi in luoghi poco accoglienti, “luoghi che invece di invitarci ad entrare ci sbarrano l’ingresso, negandoci così, non soltanto una casa, ma anche il diritto al sostentamento, alla stabilità e in ultima istanza alla vita”.

A differenza di quello attuale, questi modelli di consumo alternativi, provano a stabilire un equilibrio tra le tre dimensioni dell’economia: il mercato, la natura e la sussistenza. E’ il desiderio di una nuova un’economia dove si produce ciò che si consuma e dove c’è corrispondenza tra il lavoro dell’uomo e le proprie necessità.

Alla base del desiderio di cambiamento, vi è spesso una riscoperta di valori dai sapori antichi, tipici della società contadina, come il mutuo soccorso, la partecipazione e la collaborazione, tradotti però in soluzioni tuttaltro che nostalgiche od arretrate. La volontà di riappropriarsi del cibo, di scegliere i modi di produzione e distribuzione, di ridurre i consumi energetici, di conoscere il contesto e la realtà produttiva, porta a riavvicinare i due estremi della catena, produttore e consumatori, e a rimettere in gioco le regole della distribuzione.

Tra questi attori del sistema, si costituiscono dei patti basati sulla fiducia e sul mantenimento della terra, dell’acqua e del paesaggio, sentiti come un bene comune, riconoscendo che “la qualità del territorio, delle relazioni sociali e le economie connesse sono beni di cui fruisce l’intera popolazione”.

Queste esperienze  testimoniano una fase di transizione rispetto alla situazione attuale, un punto di rottura e reinterpretazione delle regole vigenti del gioco, uno sconvolgimento capace di generare ricadute positive sulla società, o per essere più precisi sulla comunità, sull’economia, oltre che ovviamente sull’ambiente. Le dinamiche che si mettono in atto si basano principalmente sul riprogettare i rapporti tra chi produce e il contesto di produzione; tra chi consuma e la comunità; tra l’educazione e la promozione di uno stile di vita più consapevole ed attivo. Si cerca quindi di cambiare prospettiva, abbandonando l’atteggiamento individualistico generato dal consumismo, per puntare su nuovi concetti di autonomia, consapevolezza e cooperazione.

E’ proprio questo il contesto in cui si colloca buona parte del lavoro che si sta cercando di realizzare in Cascina Ospitale a Rezzato. Costruendo Ruralopoli vuole essere un tassello importante di questa continua ricerca, una visione dinamica della conservazione del patrimonio culturale agricolo, visto anche come leva per uno sviluppo locale sostenibile.

Angelo Sofo

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