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Agricoltura biologica per promuovere la sostenibilità

La sostenibilità è una delle soluzioni chiave proposte dall’ultimo rapporto IPPC per promuovere mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici e la sicurezza alimentare. L’agricoltura biologica è considerata uno strumento che porta alla sostenibilità: per le attività agricole e zootecniche, il potenziale totale di mitigazione è stimato essere 0,30-3,38 Gt CO2eq all’anno entro il 2030 per le emissioni non CO2, con un ulteriore incremento di 0,25–6,78 GtCO2 eq/anno per la sola gestione del carbonio nel suolo. Infatti, il Rapporto IPCC attesta che circa il 23% (circa 12 Gt CO2 eq/anno) delle emissioni di gas serra di origine umana proviene da agricoltura, silvicoltura e altri usi del suolo (cosiddetti AFOLU). L’agricoltura è responsabile di circa la metà delle emissioni di metano indotte dall’uomo ed è la principale fonte di protossido di azoto. Le soluzioni integrate proposte dal Rapporto IPCC per il sistema alimentare potrebbero portare a una mitigazione delle emissioni tra 2.3-9.6 GtCO2eq/anno.

Il World Food Programme ha anche modellizzato sostenibilità e cambiamenti climatici e propone una mappa interattiva che predice come scenari climatici futuri potranno influenzare la sicurezza alimentare specialmente nelle nazioni in via di sviluppo. La mappa è chiamata dell’insicurezza alimentare e dei cambiamenti climatici!

L’agricoltura biologica al momento occupa circa l’1% della produzione mondiale e il 7% di quella europea ma è da sempre considerata un elemento chiave per raggiungere gli obiettivi dello Sviluppo Sostenibile (FAO).

La principale critica contro l’agricoltura biologica è di non sarebbe sufficiente a sfamare il mondo; questa teoria viene smontata tuttavia da studi che prendono in considerazione non soltanto la resa della coltura ma anche altre metriche che riguardano l’agricoltura biologica includendo il profitto. E questi studi sono così tanti da permettere delle meta-analisi dei dati, ossia un’analisi di tutti i dati messi insieme. 

Lo studio recente di Reganold (2019) parte proprio dall’assunto che per promuovere la sicurezza alimentare e la sostenibilità il sistema agricolo deve produrre in quantità adeguata, migliorare l’ambiente, dare profitto e promuovere il benessere. Per verificare questi fattori considera la variabilità tra il sistema convenzionale e quello biologico di: abbondanza biologica, ricchezza biologica, carbonio organico nel suolo, stock di carbonio organico, produttività, costo totale della produzione e profitto. Dal confronto emerge che l’agricoltura biologica promuove l’abbondanza e la ricchezza biologica, il contenuto di carbonio nel suolo e il profitto, ma l’agricoltura convenzionale ha una produzione maggiore.

Gli autori quindi identificano un apparente trade-off tra la variabilità nell’impatto ambientale e la produzione agricola per cui la diminuzione degli impatti avviene effettivamente a discapito del guadagno e della quantità di raccolto. Tuttavia, l’agricoltura biologica ha mostrato dei costi simili all’agricoltura convenzionale, portando quindi l’agricoltura biologica a rappresentare una cosiddetta situazione cosiddetta win-win per la sostenibilità.

Già altri lavori avevano evidenziato come, benchè emerga una bassa resa dei cereali, tuttavia, ben poche varietà utilizzate nell’agricoltura biologica sono state sviluppate o selezionate per produrre in modo biologico, e sicuramente i cereali sono tra le colture che più delle altre sono state studiate e selezionate per dare alte rese in modo convenzionale; quindi ha senso che, se coltivate in modo biologico, producano meno. 

D’altra parte Reganold aveva già analizzato nel 2016 i fattori per cui l’agricoltura biologica promuove la sostenibilità e la sicurezza alimentare e aveva identificato i fattori strutturali alla base dell’agricoltura bio, incentrati sulla diversificazione delle colture e dell’allevamento e coadiuvati da una gestione che utilizza il controllo biologico, il liming, l’utilizzo del compost e del fertilizzante bio, l’utilizzo di aree e habitat di confine e siepi, selezione delle varietà, gestione fisica delle infestanti. 

Adattato da Reganold 2016

Reganold riprende uno schema già proposto con le interazioni complesse tra i fattori strutturali e le strategie di gestione per una produzione biologica di cibo, fibre e carburante. i fattori strutturali fondativi della gestione biologica con la diversificazione delle piantagioni e le rotazioni incluse quelle dell’allevamento sono centrali. la gestione manageriale è utilizzata per aiutare i fattori strutturali e include l’uso del controllo biologico. del liming, di fertilizzanti biologici e compost

Adattato da Reganold 2016

Già nel 2016 Reganold concludeva che l’agricoltura biologica ha il potenziale per promuovere la sicurezza alimentare, coadiuvandosi con tecniche agricole innovative, ed emergeva come l’agricoltura biologica promuova quei fattori che sottendono alla sostenibilità, fattori che sono proprio considerati tra le soluzioni chiave proposte dall’IPCC  per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Alessandra Iero

Risorse

Reganold 2019: Smith, et al, Organic Farming Provides Reliable Environmental Benefits but Increases Variability in Crop Yields: A Global Meta-Analysis, Front. Sustain. Food Syst., 27 September 2019 https://doi.org/10.3389/fsufs.2019.00082

Reganold 2016: Reganold, Wachter, 2016: Organic agriculture in the twenty-first century, Nature Plants, volume  2, Article number: 15221 (2016) 

Blog di sostenibilità di Washington State: http://csanr.wsu.edu/blog/?taxonomies%5Bcategory%5D=sustainability-blog

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