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L’approccio agroecologico e la salute dell’ecosistema

L’occasione di una visita “in campo” effettuata presso l’azienda agricola Iside di Paola Archetti e Matteo Mazzola a Sulzano, ci pare una ottima occasione per cominciare ad esporre alcuni temi a noi molto cari: l’agroecologia e la rigenerazione del suolo.

L’Azienda si sviluppa su 6 ettari di terreno immersi nel verde, lontano da fonti di inquinamento.
Ortaggifruttetiulivipiccoli frutti e anche animali, per la creazione di un sistema integrato agro-silvo-pastorale, tutti seguiti con cura e nel rispetto per l’ambiente.

Nell’azienda Iside si parla di “agroecologia”: tecnologie (moderne e tradizionali) appropriate applicate all’agricoltura per un utilizzo sostenibile delle risorse naturali e per la cura della biosfera. Iside si occupa della produzione di alimenti densamente nutrienti da agricoltura rigenerativa.

Il termine “agroecologia” viene utilizzato da vari agronomi a partire dagli anni ’30 per indicare l’applicazione dei principi e dei concetti dell’ecologia all’agricoltura. E’ nel contempo una disciplina scientifica, un movimento, un insieme di pratiche agricole.

L’agroecologia utilizza un approccio multidisciplinare, intersettoriale e multiscala (dal campo, all’azienda, al paesaggio, al territorio) per costruire nuove relazioni ed equilibri tra risorse naturali disponibili, agricoltura ed esigenze della società.

L’agroecologia trae vantaggio dai processi naturali e delle interazioni benefiche che si stabiliscono a livello di azienda agraria, al fine di migliorare l’efficienza dei sistemi di produzione agricola. Natura ed ambiente non sono un ostacolo nella visione agrecologica ma alleati preziosi e punti di forza per la competitività.

Dagli aspetti riguardanti la produttività, la stabilità, la sostenibilità ed equità degli agroecosistemi la disciplina agroecologica si è ulteriormente sviluppata fino ad interessare l’intero sistema agroalimentare. L’agricoltura occupa infatti complessivamente circa 4,8 miliardi di ettari, dei quali 1,5 miliardi di ettari sono le terre arabili, ossia un terzo della superficie utilizzabile del pianeta, e costituisce l’attività principale di larga parte della popolazione mondiale.

Dal singolo organismo, al paesaggio, al territorio, al sistema alimentare mondiale, l’approccio agroecologico si fonda sulla presa di coscienza dei limiti ecologici del pianeta. La disponibilità di cibo, acqua, la nostra salute, il nostro lavoro, si fondano sulla salute degli ecosistemi del pianeta che sono attualmente seriamente minacciati in quanto stiamo prendendo dalla natura più di quello che la natura ci può dare. Gli effetti negativi di un’agricoltura non sostenibile si riscontrano in particolare nell’aumento di gas serra, nella perdita della biodiversità, nella perdita di suolo e di materia organica, nell’inquinamento idrico ed ambientale.

Per essere sostenibile, un agroecosistema richiede sistemi di produzione resistenti a diversi fattori di stress, quali la varietà climatica, le malattie e i parassiti. L’adattamento può essere considerato un fattore chiave che influenzerà la futura gravità degli impatti dei cambiamenti climatici sulla produzione alimentare. Secondo Heineman (2013), la maggior parte delle colture è coltivata in sistemi monocolturali di un numero limitato di varietà, che sono molto vulnerabili ai cambiamenti climatici a causa della loro omogeneità ecologica.

Al contrario, la biodiversità agricola e le conoscenze preservate dai sistemi agricoli tradizionali sono essenziali per rafforzare la resilienza degli ecosistemi agricoli e aiutarli ad adattarsi ai cambiamenti climatici. L’adattamento agli ecosistemi agricoli è ottenuto attraverso una serie di strategie (spesso combinate), come l’uso sostenibile delle risorse idriche, la gestione della materia organica del suolo e la diversificazione dei sistemi agricoli. L’uso di queste strategie è fondamentale, in particolare la diversificazione dei sistemi agricoli, poiché la biodiversità svolge diversi servizi ecologici, tra cui il riciclaggio dei nutrienti e la regolazione dei processi naturali.

Migliorare il riciclo delle biomasse attraverso l’utilizzo di compost e l’applicazione di tecniche colturali quali il sovescio per garantire un alto livello di sostanza organica e di attività biologica nei suoli.

Minimizzare le perdite di energia, acqua, nutrienti e risorse genetiche attuando sistemi a ciclo chiuso in cui l’interazione fra allevamento, produzione e fertilizzazione permetta il mantenimento e/o la crescita di sostanza organica e vitalità nei suoli senza ricorrere a input esterni.

Rafforzare il sistema immunitario dei sistemi agricoli promuovendo la biodiversità funzionale del sistema, le interazioni e le sinergie biologiche vantaggiose diversificando specie, razze, microrganismi del suolo, ecosistemi e paesaggi, favorendo l’entomofauna utile e l’equilibrio fra le popolazioni di insetti.

Angelo Sofo

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