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Il ruolo della Multifunzionalità nell’agricoltura italiana

Il settore agricolo è stato a lungo dominato da una cultura produttivistica che ha dato spazio alla tecnologia, da molti considerata socialmente neutrale, e ha tenuto distanti gli aspetti socioculturali, considerati appannaggio delle società arretrate. Solo negli ultimi decenni, con l’affermazione in sede scientifica e politica del concetto di multifunzionalità, sono state riconosciute le valenze storiche, culturali e simboliche delle pratiche legate alla produzione agroalimentare.

Allo stesso modo, introducendo il concetto di stile produttivo, che riconosce il ruolo dei fattori soggettivi (valori, esperienze, percezioni dell’agricoltore) nelle scelte che riguardano l’azienda, e quello di agricoltura come processo di co-produzione di uomo e natura, sono stati rivalutati gli elementi antropologici in relazione al comportamento degli attori economici, che non sono mossi esclusivamente da considerazioni di razionalità economica.

agricoltura-multifunzionale

L’attenzione non è quindi più centrata sulle tecniche e sulle tecnologie che consentono di superare i limiti posti dalla natura, ma sulla contestualizzazione delle stesse al fine di esaltare il rapporto di co-produzione in relazione alla disponibilità di risorse e alle diverse modalità di utilizzo.

Negli ultimi decenni l’imprenditore agricolo si è trovato ad operare in un contesto socio-economico-politico in continuo mutamento, che spesso ha messo in discussione l’intero settore agricolo e ha disorientato l’imprenditore stesso che ora deve imparare a convivere con il nuovo scenario internazionale, vale a dire con la nuova Politica Agricola Comunitaria, con il cambiamento dei gusti dei consumatori.

Gran parte delle aziende agricole non è in grado di raggiungere livelli soddisfacenti di reddito a causa della piccola dimensione che non permette loro di rispondere alle esigenze di un mercato sempre più globale.

Se in passato l’ampliamento delle dimensioni aziendali poteva rispondere alle esigenze del mercato incentrato prevalentemente su prodotti di largo consumo, oggi appare evidente che la strategia da seguire è quella della diversificazione produttiva e della multifunzionalità. I titolari di azienda devono ripensare la loro attività, puntando su servizi innovativi, quali la lavorazione di prodotti agricoli, l’artigianato, la produzione di energia rinnovabile, la sicurezza alimentare, la salvaguardia dell’ambiente, il sostegno all’occupazione, il mantenimento di attività economiche nelle zone soggette al fenomeno dello spopolamento, allo sviluppo rurale.

La normativa statale e regionale sulla multifunzionalità in agricoltura presenta, negli ultimi anni, un’evidente evoluzione. Avviata, fra gli anni Settanta e Ottanta, con le leggi sull’agriturismo – seguenti, peraltro, alle assai precedenti norme sulla trasformazione e la vendita diretta dei prodotti propri effettuate dagli imprenditori agricoli -, presenta ora più complesse articolazioni legate all’evoluzione del principio di connessione all’attività principale agricola di attività “secondarie” derivanti da risorse proprie delle aziende e dal contesto ambientale in cui esse operano.

Norme multifunzionalità

Norme-quadro statali in materia di attività riconducibili alla multifunzionalità dell’impresa agricola  – Norme aggiornate al 30 settembre 2018

In altri termini le aziende che vogliono in qualche modo essere competitive, sono chiamate ad assumersi nuove responsabilità di fronte alla società. Alla domanda di alimenti si aggiungono nuove aspettative, quali: la tipicità, la protezione dell’ambiente, un equilibrato sviluppo territoriale, l’occupazione e così via.

L’agricoltura multifunzionale è, quindi, una visione dell’agricoltura secondo cui la tutela ambientale, l’identificazione dei prodotti, il benessere animale non sono considerati vincoli, ma potenziali vantaggi economici per le imprese.

Prima di procedere, oltre è però necessario un chiarimento sulla terminologia utilizzata. Il termine “multifunzionalità” non deve essere confuso con le espressioni “pluriattività” e “diversificazione”.

  • La multifunzionalità concerne la capacità del settore primario di produrre beni e servizi secondari di varia natura, congiuntamente alla produzione di prodotti destinati all’alimentazione umana ed animale. Dietro questo termine è quindi implicita un’innovazione dell’organizzazione dell’impresa e delle tecniche produttive.
  • La pluriattività al contrario concerne sia la composizione degli impegni lavorativi del capoazienda e degli altri membri della famiglia sia la combinazione delle attività aziendali e extra-aziendali. La pluriattività non implica quindi la riorganizzazione dei processi produttivi come avviene con la multifunzionalità, bensì un processo di ristrutturazione a livello aziendale.
  • La diversificazione si riferisce al volontario ampliamento del ventaglio della produzione agricola di beni e servizi, a volte nei confronti di attività extra-agricole, con l’obiettivo di diversificare il reddito e sottrarsi a fattori di rischio (Henke, 2004). La diversificazione può essere anche vista quindi come un elemento della multifunzionalità (multifunzionalità da diversificazione o agro-terziaria (IRES, 2005).

La multifunzionalità è divenuta ormai, per larga parte, una scelta esplicita di molte aziende agricole che adottano diverse pratiche multifunzionali per contrastare gli effetti negativi derivanti dal paradigma di tipo produttivistico, in primo luogo bassi redditi e perdita di autonomia. Da questo punto di vista, a livello micro, la multifunzionalità rappresenta una strategia aziendale, ovvero una modalità di organizzazione delle risorse interne utilizzata per perseguire gli obiettivi di lungo periodo dell’azienda. A livello macro, la multifunzionalità rappresenta una delle possibili traiettorie lungo le quali si sta realizzando il processo di sviluppo del settore agricolo e del mondo rurale.

E’ interessante osservare come la collocazione spaziale condizioni il livello di multifunzionalità aziendale. Le aziende che si collocano in montagna o nelle aree interne hanno un livello di multifunzionalità generalmente alto, mentre quelle che si collocano nelle aree più fertili di pianura tendono a essere più monofunzionali. Un’elevata multifunzionalità è tipica anche delle aree periurbane, dove essa garantisce alle aziende agricole migliori opportunità e una maggior capacità di “resistenza” alle esternalità negative, derivanti dalla vicinanza con grandi agglomerati urbani.

Localizzazione pianura collina montagna

Il fenomeno della multifunzionalità è da considerarsi come uno dei più significativi per la capacità che ha avuto di modificare e orientare le scelte imprenditoriali del settore primario nazionale negli ultimi decenni.

È probabilmente anche uno degli strumenti più potenti che l’agricoltura – soprattutto quella italiana – ha avuto per ricucire l’enorme distanza tra la produzione agricola e il consumatore. Uno spazio che si è ampliato gradualmente negli ultimi decenni, e solo più recentemente hanno riscontrato la crescita dell’interesse della società e la consapevolezza del ruolo dell’agricoltura, tornata al centro dell’interesse dei cittadini, della politica, delle amministrazioni. Tutto questo è stato anche merito di un nuovo modo di comunicare da parte del mondo agricolo di cui la multifunzionalità è stato il principale contenitore.

Dal report Istat “Andamento dell’economia agricola – anno 2018” il settore agricolo si caratterizza per una crescente multifunzionalità che risponde alla necessità delle imprese di migliorare la propria posizione competitiva: nel 2018 il valore della produzione realizzata dalle attività secondarie e dalle attività di supporto ha raggiunto quasi il 21% del totale dell’agricoltura.

Report Istat Multifunzionalità

Report Istat “Andamento dell’economia agricola – anno 2018” – 14 Maggio 2019

Il valore complessivo delle attività secondarie e delle attività di supporto è aumentato nel corso degli ultimi anni, passando da 6,3 miliardi di euro nel 2000 a circa 11,5 miliardi del 2018. La produzione di energia rinnovabile (fotovoltaico, biogas, biomasse) ha costituito il 32% del complesso delle attività secondarie, seguita dall’agriturismo (30%). Il valore delle attività secondarie dell’agricoltura ha superato i 4,6 miliardi di euro nel 2018, di cui oltre 1,3 miliardi provenienti dall’agriturismo (comprese le attività ricreative e sociali e le fattorie didattiche) e 1,5 miliardi dalle energie rinnovabili, così suddivise: 63,4% da fotovoltaico, 7,2% da biogas da deiezioni animali e 29,4% da biomasse da attività agricole e forestali.

Tra le attività di supporto (il cui valore nel 2018 ha raggiunto quasi 6,9 miliardi) le “Attività agricole per conto terzi” (contoterzismo) valgono oltre 3 miliardi di euro, la “Prima lavorazione dei prodotti agricoli” (esclusa la trasformazione) vale invece circa 2,3 miliardi. Quest’ultima include la calibratura, il lavaggio, il confezionamento per il mercato, la lavorazione di IV gamma ecc., tutte attività che nel recente passato venivano svolte a livello commerciale mentre ora sono attività proprie delle aziende agricole, svolte successivamente alla raccolta del prodotto.

Andamento settore agricolo istat

Andamento Dell’economia Agricola 2018 – Produzione e valore aggiunto. Variazioni di volume, prezzo e valore. Anno 2018, milioni di euro correnti e valori percentuali

L’agriturismo è stata certamente una delle branche più rilevanti di questo fenomeno e soprattutto ha costituito la base per il successivo sviluppo di tante ulteriori opportunità che hanno consentito al settore agricolo di spaziare verso la formazione, i servizi sociali ed alla persona. Superata ampiamente la fase pionieristica, il settore si sta organizzando secondo determinate traiettorie che vedono, dove necessario, anche l’eliminazione delle realtà meno preparate, meno strutturate e caratterizzate da un approccio più orientato alla improvvisazione che allo sviluppo e all’organizzazione. Parallelamente a questo processo di evoluzione si sviluppano ulteriori opportunità: nuove aree di interesse, nuovi intermediari, nuovi interlocutori e nuove interazioni con il territorio, nuove modalità organizzative interne alle aziende e nuove professionalità e competenze, che rappresentano la sfida per il futuro della multifunzionalità.

In termini di incidenza delle attività di servizi sull’intero valore della produzione agricola per singoli paesi, l’agricoltura italiana si conferma essere la più multifunzionale d’Europa.

incidenza macroaree

La produzione agricola nazionale (vegetali e animali, caccia e servizi connessi) è trainata dal Nord dove il valore della produzione supera i 24 miliardi di euro, di cui oltre 5 miliardi (21,1% del valore della produzione regionale) derivanti da attività di supporto e secondarie; al Sud la produzione da attività di supporto e secondarie è pari a circa 4 miliardi di euro (22%) sui 17,5 miliardi prodotti dall’intera branca; la produzione agricola nell’Italia centrale vale oltre 7 miliardi di cui circa 1,9 miliardi (26%) da attività di supporto e secondarie.

Il Nord produce il 49,9% del valore complessivo nazionale delle produzioni animali e vegetali, caccia e servizi connessi, con un’incidenza del 57,6% sul valore delle attività secondarie e del 40,6% sulle attività di supporto; il Sud incide per il 35,7% sul totale delle produzioni e attività di servizi, per il 22,7% sul valore nazionale delle attività secondarie e per il 44,1% su quelle di supporto; il Centro pesa per il 14,4% sulla produzione nazionale, con incidenze sulle attività di supporto e secondarie rispettivamente del 19,7% e 15,3%.

elaborazioni RRN-Ismea su dati Eurostat, Istat (2017)

Su base regionale si registrano discrete differenze analizzando l’incidenza della multifunzionalità sul valore complessivo della produzione agricola. Da sottolineare, per esempio, come il peso delle attività di supporto e secondarie è particolarmente alto nella provincia autonoma di Bolzano (60%) e nella Valle d’Aosta (51%). Si attestano sopra il 30% anche le regioni Marche, Basilicata e la provincia autonoma di Trento.

Incidenza su base regionale

Con la nuova politica agraria l’imprenditore si trova infatti di fronte nuove sfide e nuove prospettive con cui deve imparare a relazionarsi. Il ruolo dell’agricoltore non è più limitato alla produzione, occorre che impari nuove professioni garantendo nuovi servizi (qualità, sicurezza alimentare, ambiente, energia rinnovabile, ecc). E’ quindi evidente che seppure gli enti locali debbano farsi promotori di azioni di coordinamento e di animazione del territorio, di fatto poi sono gli imprenditori ad essere parte attiva ma molto spesso non hanno le competenze e gli strumenti necessari per intraprendere le cosiddette funzioni secondarie dell’agricoltura.

Tendenze

La diversificazione delle attività aziendali ha consentito, innanzitutto, di incrementare il fatturato delle imprese, favorendo una maggiore sostenibilità economica nel lungo periodo. Ciò si traduce in maggiori investimenti in azienda: ampliamento della superficie agricola utilizzata (SAU) e del numero di capi di bestiame, nuovi spazi, strutture e attrezzature aziendali, organizzazione interna e nuove funzioni aziendali, con conseguente aumento di posti di lavoro. Le caratteristiche del processo produttivo più significative per quanto attiene la sostenibilità ambientale riguardano in primo luogo, l’adozione di metodi di coltivazione a basso impatto ambientale (biologico, sistemi integrati, biodinamico, ecc.) e il ricorso alle fonti di energia rinnovabili (FER).

L’intervento pubblico si deve quindi far promotore di una duplice azione, dal un lato deve promuovere l’aggregazione degli imprenditori agricoli attraverso, ad esempio, la costituzione di filiere corte o gli accordi d’area, dall’altro può favorire lo sviluppo di servizi volti a migliorare la comprensione dei mutamenti del mercato e ad incrementare le opportunità di reddito degli agricoltori, attraverso formazione e consulenza.

Angelo Sofo

Ruralopoli è un progetto finalizzato a costruire una comunità che supporta l’agricoltura (C.S.A.) collegata alla comunità locale, al territorio e al consumo di cibo sostenibile.
Il territorio su cui opera Ruralopoli è Brescia, con la sua area metropolitana e periurbana

Riferimenti:

  • Agriturismo e multifunzionalità – Rapporto 2018 Ismea
  • A. Sofo: Progetto di rivitalizzazione della Cascina Lattuada – Agriregionieuropa
  • Rete Rurale Nazionale – Multifunzionalità agricola e agriturismo – Rapporto 2017
  • Report Istat: Andamento dell’economia agricola – anno 2018