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Agricoltura, energie da fonti rinnovabili e cambiamenti climatici

Attualmente, anche a seguito della crisi economica che ha investito i settori trainanti, cresce la consapevolezza della perdita di valori che si accompagna all’ abbandono delle pratiche agricole e si torna ad affermare il ruolo strategico dell’agricoltura nello sviluppo sociale e territoriale di un’area urbana.

Negli ultimi venticinque anni, l’elemento che più di ogni altro ha caratterizzato le evoluzioni dell’economia e della politica a livello mondiale è stato, sicuramente, la cosiddetta globalizzazione: un processo ispirato da ideologie di tipo liberista che vogliono le forze dell’economia, totalmente, svincolate dal controllo della politica.

Una logica, per molti, suggestiva ma che, nei fatti, si è rivelata miope, in quanto tale da aver generato un sistema senza regole, dal quale non potevano che discendere gli squilibri e le diseguaglianze che caratterizzano l’attuale scenario mondiale. Di pari passo, negli anni recenti, intorno al cibo si è sviluppato un dibattito sempre più ampio e approfondito, in parallelo con la crescente consapevolezza degli elementi di crisi che il sistema agroalimentare affronta.

Campo di grano

Mondi urbani e rurali trovano nelle nuove sfide dell’alimentazione nuove opportunità e necessità di connessione, scambio e ridefinizione. L’attenzione per la protezione delle risorse naturali, in particolare quelle paesaggistico/ambientali, ha profondamente influenzato i modi di produzione in agricoltura e inciderà in profondità nel disegno degli scenari futuri che interessano le zone rurali, tanto che già si parla di “transizione verso economie rurali più verdi”.
Il tema della sicurezza alimentare, i cui diversi significati: igienico/sanitari o di reale accesso al cibo hanno a lungo rappresentato una demarcazione netta tra Paesi ricchi e poveri, sta posizionandosi in modo trasversale, mano a mano che la ricchezza si ricolloca tra Paesi e si stratifica tra gruppi sociali. Non sono estranei a questi cambiamenti, oltre al mutare della geografia della produzione della ricchezza, anche altri elementi, tra cui la crisi delle risorse energetiche fossili, il divario atteso tra bisogni alimentari di una popolazione mondiale in continua crescita e la disponibilità dei suoli ridotta dall’espansione urbana e dall’erosione legata ai cambiamenti climatici.

paesaggio acquerello

Economia, ambiente, dinamiche di popolazione sono temi che, sul cibo, stimolano il confronto tra idee diverse che vanno, da una nuova rivoluzione tecnologica volta a sostenere percorsi di intensificazione produttiva, al dibattito sulle possibili produzioni post-carbon, al ripensamento di diete sostenibili dal punto di vista ambientale e della salute delle persone, fino ai temi della produzione locale, della riduzione dello spreco, della riduzione dell’impatto delle filiere agroalimentari sui rifiuti prodotti.

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È’ ormai consapevolezza diffusa in tutta Europa, oltre che in diverse pratiche amministrative e di pianificazione del nostro paese, che la salvaguardia attiva del territorio aperto contiguo alle aree urbane costituisce un fattore strategico per la sostenibilità dello sviluppo urbano stesso e per la qualificazione dell’ambiente insediativo, dal punto di vista ambientale, paesaggistico, culturale ed anche agro alimentare.

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Questa consapevolezza si concretizza in una crescente domanda, da parte degli abitanti urbani, di ricostituire e valorizzare i legami culturali ed identitari con il territorio aperto attraverso nuove opportunità e servizi connessi al recupero non solo di nuove possibilità di fruizione ma anche di beni alimentari tipici, tracciabili e “sicuri” nel loro percorso produttivo, e quindi nel tentativo di ricostituire nuove “filiere corte” fra produzione e consumo.

mercato agricolo

Se a questo si aggiunge il ruolo fondamentale svolto da un “presidio agricolo” qualificato nel mantenere “in cura” ampie parti di territorio, prevenendo così rischi ambientali; idrogeologici, idraulici, atmosferici, climatici dovuti alla crescente pressione della urbanizzazione, è possibile attribuire un legittimo ruolo multifunzionale all’attività agricola, che supera la semplice produzione alimentare secondo i modelli “produttivisti”, e che ne evidenzia la funzione di produttrice di “beni pubblici” extramercato.

agricoltura urbana

Il rapporto città-campagna è un altro tratto caratteristico della storia d’Italia. In un sistema unico, la città doveva fare la città e la campagna la campagna. Ad un certo punto della storia si è spezzato, come ha ben messo in luce Piero Bevilacqua, il circolo energetico, ma anche il legame economico e culturale con la crescente marginalizzazione dell’agricoltura contadina.

Nell’ambito di strategie generali di resistenza al processo di globalizzazione, o della sua declinazione in forme glocali, il ritorno al territorio può costituire un punto di forza fino a prefigurare il “progetto locale” di cui parla Alberto Magnaghi nel suo lavoro sulla coscienza di luogo: non un localismo triste, ma un rinnovato protagonismo delle comunità locali nel passaggio dallo sviluppo sostenibile allo sviluppo locale autosostenibile.

Superare la contrapposizione e costruire un’alleanza tra urbano e rurale deve essere oggi un obiettivo prioritario. Nuove relazioni devono essere immaginate e progettate, non in senso gerarchico ma funzionale, che partano dal cibo, dal tempo libero, da un modo alternativo di produrre energia, dal paesaggio, agli stili di vita.

cascina ospitale

Per questo occorrono analisi diverse da quelle tradizionali, obiettivi e strumenti innovativi. Così come lo è stato in precedenza per molte delle grandi metropoli europee, anche la città di Brescia si sta interrogando sulle azioni da mettere in campo per affrontare le problematiche che consentano di contrastare la crisi in atto, mitigare i cambiamenti in atto nel settore agricolo e non ci riferiamo solo ai cambiamenti climatici, ma anche e soprattutto alla perdita di territorio fertile, che se non opportunamente curato e custodito, rappresenta una vera minaccia, ma anche leva per uno sviluppo sostenibile.

in campo

Lo studio “Nutrire Brescia”, promosso dal Comune di Brescia insieme a Slow Food Brescia e DES (Distretto di Economia Solidale di Brescia), rappresenta il primo passo in un percorso che ha la finalità di identificare le modalità operative per il rilancio dell’agricoltura urbana, individuando zona per zona i soggetti interessati, le aree più vocate, le necessità aziendali e le possibili soluzioni produttive sostenibili dal punto di vista economico, sociale, ecologico.

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Alla base del progetto, vi è la scommessa che, attraverso un corretto piano d’azione, la presenza di una città come Brescia possa divenire per l’agricoltura locale non un fastidioso ingombro, ma. un elemento di potenziale sviluppo e incremento di reddito. Tra le finalità del lavoro svolto vi è anche quella di coinvolgere le imprese agricole in via diretta, innescando, l’avvio di un processo di organizzazione e aggregazione tra i produttori di area urbana finalizzato alla verifica dei risultati e all’attuazione di linee strategiche concordate.

Altro aspetto da tenere in forte considerazione è il ruolo della “multifunzionalità” in agricoltura. Per una serie di motivi intuitivamente comprensibili: le attività agricole si svolgono all’aria aperta, su spazi vasti e, quindi, presuppongono un’ampia e diffusa interazione con le risorse naturali; i processi produttivi agricoli si applicano su organismi viventi, animali e vegetali; le produzioni agricole sono, principalmente, costituite da beni destinati, direttamente, o indirettamente, all’alimentazione umana.

Per quanto sopra, risulta evidente che tali attività, per il fatto stesso di essere svolte, sono in grado di incidere significativamente su aspetti di particolare importanza, quali la sostenibilità ambientale, il paesaggio, la biodiversità, la sicurezza alimentare. Ne discende che l’agricoltura è, di per sé, in grado di svolgere funzioni aggiuntive a quella produttiva, anche senza che a ciò si debba espressamente dedicare.

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Ciò lo si premette, in quanto il concetto di multifunzionalità, sebbene assimilabile da sempre alle attività agricole, è da considerare relativamente recente, per ciò che concerne, sia la sua definizione teorica, sia la sua applicazione, a fini soprattutto politici e nella pianificazione territoriale. Proprio, da tale ruolo si devono trarre le indicazioni per creare nuove opportunità, facendo di esso l’elemento caratterizzante delle proprie attività, anche e soprattutto di quelle produttive. Ciò principalmente al fine di trasformare in occasioni di sviluppo le nuove e crescenti aspettative che la società mostra di avere nei confronti dell’agricoltura, in riferimento non solo a cosa, quanto e come produce, ma anche alle altre numerose funzioni che può svolgere, molte delle quali riguardano beni e servizi : l’agriturismo, le fattorie didattiche, le attività sociali, ma anche ad esempio la produzione di energia da fonti rinnovabili.

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Sicurezza energetica, necessità di ridurre le emissioni di gas ed effetto serra, diversificazione dei redditi agricoli sono le motivazioni alla base della crescente attenzione della politica, dell’economia e dell’opinione pubblica alla produzione di energie rinnovabili. La sempre maggiore attenzione alle energie rinnovabili (ER) in termini di strategia politica europea e internazionale, va ricercata negli obiettivi strategici per garantire da un lato la sicurezza nell’approvvigionamento energetico, dall’altro la lotta al cambiamento climatico.

La sicurezza dell’approvvigionamento energetico è fortemente legata al petrolio ed alla instabilità del suo prezzo. In molti casi il cambiamento di prezzo, nell’arco di un determinato periodo, ha infatti determinato effetti significativi sul sistema economico, come l’innalzamento del livello di disoccupazione, alti livelli di inflazione e riduzione della fiducia degli operatori economici, comportando anche una crescente volatilità di tutti gli altri combustibili fossili, e in particolare del gas naturale, che si trasmette sui prodotti energetici derivati, come l’energia elettrica.

In questo contesto l’agricoltura può giocare un ruolo determinante nella riduzione delle emissioni di gas serra (GHG) soprattutto mediante l’impiego di agro-energie. Sebbene l’impresa agricola debba comunque essere indirizzata alla produzione di alimenti per i consumatori finali, il concetto di multifunzionalità di un impresa agricola non può infatti trascurare il settore della produzione di energie “pulite”.Ciò deve necessariamente avvenire nel rispetto del territorio e della sostenibilità dell’attività produttiva, creando un interazione tra territorio, fonti rinnovabili ed energia tale da consentire la creazione di una vera e propria filiera agro energetica.

In “Nutrire Brescia” Slow Food Brescia, indicava al Comune della sua città che per dare una strategia corretta per arrivare ad avere un’alimentazione rispettosa dell’ambiente bisognasse costruire un’ organizzazione che stimolasse i processi di conversione ecologica delle imprese agricole del suo territorio. Per fare questo sarebbe stato fondamentale incidere sulle politiche urbanistiche della città favorendo la preservazione del suolo e recuperandolo in tutte le situazioni critiche attualmente rilevate.

Azioni Nutrire Brescia

Ruralopoli vuole essere il primo tassello di questa strategia visto che sarebbe la prima azienda agricola del territorio che mette la sostenibilità ambientale (sia agronomica che energetica), quella economica e sociale (è una CSA) come base della sua esistenza. “Costruendo Ruralopoli” per come è stato concepito dovrebbe essere il primo tassello per creare quella cabina di regia che permette di avvicinare tutti gli attori a quelle tematiche ambientali non più eludibili. Il cambio generazionale è stato l’occasione per trasformare un’azienda agricola, Cascina Ospitale, dedita ad una coltivazione di tipo convenzionale, in una realtà dove l’idea di un’agricoltura rispettosa dell’ambiente fosse centrale. Preservazione del suolo, cura delle colture a partire dalle sementi alla adesione di cicli di produzione rispettose dell’ambiente, ha innescato un circolo virtuoso portando questa realtà ad essere certificata come azienda biologica a fine del 2018. Durante questi anni di attività la costituzione di un Consorzio Agroculturale e la partecipazione a forme aggregate di produzione e distribuzione innovative, in cascina il sabato c’è ad esempio un mercato contadino, ha collocato questa realtà in un sistema di relazioni territoriali dove i temi agricolo/ambientali sono centrali. Nell’estate del 2018, il conduttore Cristian Benaglio, vuole fare un salto di qualità cercando una soluzione che permettesse di mettere a frutto le esperienze intercorse e individua nel modello della CSA quella soluzione che, mettendo il sociale al centro della sostenibilità economica.

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La replicabilità del progetto è dunque a due livelli. Il primo insito nella strategia cittadina di avere più aziende agricole del territorio bresciano che trasformino il loro comportamento agronomico sulla scorta dell’esperienza di Ruralopoli. Il secondo livello, di portare questa strategia a relazionarsi con altri comportamenti virtuosi come la Food Policy di Milano, o come l’esperienza della Fattoria della Piana, realtà di Candidoni di Rosarno in provincia di Reggio Calabria che ha messo al centro della propria strategia l’economia circolare come leva e motore dello sviluppo di una area territoriale e quindi proporsi come modello per altre realtà italiane, tenuto conto anche dell’importanza che l’economia bresciana svolge a livello agricolo nazionale.

Angelo Sofo

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